Kemet, la terra nera.
Così gli egizi chiamavano il loro paese: il limo scuro che il Nilo lasciava sui campi a ogni piena. Il deserto intorno era Deshret, la terra rossa.
Il museo racconta la vita che stava in mezzo, dalla preistoria del fiume all’ultima iscrizione in geroglifici, scolpita a File nel 394 d.C.
Dodici sale, quattro percorsi.
Si può seguire la storia, dalla preistoria ai Tolomei, o scegliere un tema e restarci tutto il pomeriggio.
Sette oggetti da non perdere.
Ognuno col suo cartellino: la sala, il materiale e l’epoca. Trascina o usa le frecce.
Anteprima della visita virtuale · Sala 8, i sarcofagi
Entra nella tomba, anche da casa.
La camera funeraria di Sennefer ricostruita in 3D: ci si cammina dentro, si gira intorno ai sarcofagi e si toccano i punti per leggere i geroglifici. Dal computer, dal telefono o con il visore.
Sala delle mostre · maschera di mummia · cartonnage dorato · Epoca tolemaica
Il blu egizio. Il primo colore inventato.
Gli egizi lo cuocevano nei forni già 4.500 anni fa per imitare il lapislazzuli, che arrivava dall’Afghanistan. Cento oggetti, dagli amuleti ai sarcofagi, seguono il blu dalla bottega alla tomba e poi fino a Roma.
Quattromila anni in sei tappe.
Le date seguono la cronologia più usata dagli egittologi: prima del 664 a.C. possono variare di qualche decennio.
Le sale, a luci basse.
Fino alle 23, con la torcia in mano: è così che le tombe si sono viste per la prima volta. Muovi il puntatore sulla parete.